N. 6
Il colonnello non
era uomo da minchionare i suoi simili. Non avrebbe mai, per il semplice gusto
della burla, creato casi inverosimili o ricamato ornamenti vani. Si divertiva e
faceva divertire commentando le facezie della vita di ogni giorno sparse a piene
mani sulle pagine del giornale, nulla di più. Lui, nel fondo dell'anima sua,
non ammetteva deroghe ai principi sacri dell'onore, dell'onestà e del coraggio,
ornamenti del vivere che l'avevano nutrito sin dall'adolescenza. Tinsa si era
guadagnato la fama e i gradi alla battaglia di San Martino. Giovane tenente,
aveva conquistato con il suo plotone una postazione del nemico e senza dargli
tregua, l'aveva quindi inseguito fino al completo annientamento. Quasi normali
gesta di guerra, se non fosse per la modalità dell'intera azione. Conquistato
il casino di campagna difeso dagli austriaci, Tinsa fece disporre ad ampio
semicerchio i suoi uomini e si pose alla testa, in centro, avanti a tutti.
Diede ordine che lo coprissero sui fianchi e che non sparassero se non in caso
di estremo pericolo. Iniziò così la dimostrazione pubblica del suo personale
teorema sull'onore e il coraggio. Non sparò neanche un colpo alla schiena dei
fuggitivi, perché, sosteneva, "i vigliacchi non meritano che ci si macchi
la coscienza!". Avanzava deciso, quasi correndo, gli occhi fissi sulle
divise bianche in fuga, e recitava, quasi cantava a piena gola in tedesco tutte
le poesie di Heine che conosceva. Ogni qual volta, sia per stanchezza sia
perché spinto dalla curiosità verso quel canto urlato in una lingua conosciuta,
un ragazzo austriaco si fermava e si voltava, chiudeva i conti con l'esistenza
terrena: Tinsa gli spegneva la luce degli occhi centrandolo in fronte con una
mira assolutamente precisa. Li uccise tutti, erano quarantasette e rientrato a
far rapporto al suo comandante, dimostrò di aver utilizzato quarantasette
palle. La notizia si sparse in un baleno, ma soprattutto colpì il suo asciutto
commento alle lodi sulla sua infallibile precisione: "avevo contato
quarantasette austriaci fuggire e avevo solo quarantasette palle, non potevo
sbagliare un colpo". Quarantasette palle iniziarono la carriera militare
di Tinsa e una palla la concluse, ma come di quel gesto guerriero si conosceva
ogni dettaglio, raccontato e macerato in centinaia di salse, così dell'altro si
sapeva nulla se non che in un duello un civile era rimasto ucciso da una palla
di piombo conficcata nel cuore. Per coprire lo scandalo il colonnello si era
ritirato a vita privata e nessuno, proprio nessuno, era riuscito a sapere cosa
fosse in realtà accaduto. Si sussurrò di una donna bellissima e straniera, di
perdite al gioco di somme favolose, di questo e di quello, ma rimasero sempre
fantasie del dopocena. Tinsa non era né un pazzo, né un carnefice, era solo
minuziosamente attento, infallibilmente preciso nell'esecuzione dei suo
compiti. Durante la sua carriera militare gli capitò spesso, negli assalti, nei
corpo a corpo, nelle cariche a sciabola sguainata, di uccidere degli uomini, ma
provava solo una grande pena verso coloro che compativa come predestinati,
segnati alla sconfitta da una volontà superiore ed estranea al nostro volere,
alla scomparsa prematura. Ogni domenica, alla Messa, nel silenzio del suo cuore
pregava sinceramente per le anime dei defunti, dei suoi defunti, di tutti
coloro che aveva macellato. Pregava con sincerità, ma senza pentimento, perché
era profondamente convinto e sicuro di aver sempre compiuto solo il suo dovere.
Era la notte, nel buio informe della sua stanza, in un dormiveglia angosciato
da pulsioni interiori, che tutti quei morti gli ritornavano davanti. Tutti vivi
e ripetevano per lui, per la sua coscienza, uno dopo l'altro, la scena della
loro morte, sempre identica, tutte diverse. Un solo particolare, terribile: non
tornavano ognuno con il proprio volto a raschiargli la memoria, ma tutti coi
medesimi tratti somatici, ed era la faccia dell'uomo ucciso in duello, col
sorriso triste e gli occhi inutilmente disperati.
Tinsa trascorreva poi il giorno a risotterrare gli incubi generati dal suo teorema
sull'onore e il coraggio.
Anche quella mattina del dieci settembre la sua mente perfettamente ordinatrice
diede saggio delle sue capacitˆ. Mentre leggeva: "Il Maestro di Ballo
Gualtiero Guarnera è lieto di annunciare che aprirà presto la sua scuola presso
le sale del Palazzo Bellentani", mentre intorno l'uditorio cercava di
capire il motivo dell'inattesa sospensione, lui, il colonnello, rifletteva:
"Perfetto, bravo il nostro maestro! Si presenta al pubblico esattamente un
mese prima che in città riapra il Teatro e tre mesi prima che arrivi la
compagnia dei ballerini per la stagione di Carnevale. Così gioca d'anticipo su
tutti. Sceglie anche il Palazzo del Marchese Bellentani, cos“ non scomoda né la
nostra Società del Casino, né la Società Filarmonica e si arruffiana i
Signori." E in lui esplose immediata la necessità di sapere chi fosse
questo Guarnera, il cui nome non aveva mai sentito, che sorta di maestro fosse,
la provenienza e il perché avesse scelto quella città. Concluse ad alta voce, con
un enigmatico sorrisetto, facendosi sentire distintamente da tutti:
"Peccato che in questa città non abbiamo bisogno di un nuovo Maestro di
Ballo".
continua...
Fabio
Casa Estiva della Società di Danza
2-30 agosto 2003 Landro di Gioiosa Marea (Me)
Direzione: Fabio Mòllica
Insegnanti: Tindara Addabbo, Simonetta Balsamo, Alessia Branchi, Assunta
Fanuli, Fabio Mòllica
La Scuola estiva è un momento di incontro e condivisione di diversi piaceri: la danza, il mare, la collina, i percorsi culturali. E' un luogo per incontrare appassionati e amici provenienti dalle diverse città e condividere lo studio di programmi di danza presentati dai diversi insegnanti: ogni settimana un insegnante e un programma diverso. La mattina le lezioni presso la Casa Estiva, al fresco della collina. Il pomeriggio il mare con le spiagge del Golfo di Patti, la campagna circostante o le montagne dei vicini Nebrodi e gli itinerari culturali attraverso la Sicilia antica. La Casa Estiva è pensata per essere un luogo di incontro e condivisione, dalla danza alla vita conviviale, con l'uso della cucina comune o del forno a legna per preparare insieme le cene e le feste serali. La Casa Estiva è anche un Progetto Ambiente. Ogni partecipante pianterà un albero sviluppando una pratica che vorremmo ci portasse, in tempi brevi, ad adottare un terreno da curare con pratiche di rimboschimento e salvaguardia, in collaborazione con Associazioni ambientaliste.
Alloggio - vitto - costi
La Casa Estiva è un Teatro di Campagna, la cui parte abitativa può ospitare 12 persone, divise in due appartamenti forniti di doppi servizi e cucina: 1 camera singola, 3 camere da due posti e 2 camere da tre posti. Nelle vicinanze sono disponibili altri appartamenti con camere a due-tre posti. La biancheria da letto è inclusa. Il costo complessivo è di 250 euro a settimana (stage e alloggio) con arrivo il pomeriggio del sabato e partenza la mattina del sabato. Coloro che desiderassero una diversa sistemazione (alberghi, campeggi, agriturismo) riceveranno a richiesta ulteriori informazioni. Il costo del solo stage è di 100 euro. La scheda di iscrizione dovrà pervenire presso la Società di Danza-Circolo Modenese, via Cavallerini 6, 41100 Modena, entro il 15 aprile 2003. La prenotazione è valida solo al ricevimento di una caparra di 50 euro. Il saldo della spesa prevista deve avvenire il giorno di arrivo
www.societadidanza.it